Perdersi in un bicchiere: dal tipetto veneziano a Fabrizio Plessi

Perdersi in un bicchiere: dal tipetto veneziano a Fabrizio Plessi

Bicchieri e vetro di Murano

Tra le lavorazioni più antiche e tipiche del vetro di Murano, come lampadari, vasi e perle, ci sono anche calici e bicchieri. E’ un tema che nel corso dei secoli ha subito centinaia di declinazioni diverse: forme, colori, decorazioni e funzioni sono cambiate notevolmente nel con il passare del tempo. Seguendo le velleità dei maestri vetrai, le richieste dei committenti, e più tardi le sperimentazioni artistiche, la storia del bicchiere è estremamente varia e ricca.

Spicca, tra tutte queste lavorazioni, quella del tipetto. Il nome già denuncia un carattere particolare ed eclettico: si tratta infatti di calici in vetro con steli sottili riccamente decorati ed elaborati. A spirale, con piccole sculture naturalistiche, fioriture eterogenee e dalle forme intrecciate: queste sono solo alcune delle mille variazioni creative che decorano i tipetti veneziani.


I tipetti: una linguaggio sociale

Il tipetto ha una storia molto antica, le cui origini si perdono nella lunga tradizione vetraria muranese. Il suo aspetto estremamente variegato e la sua lavorazione particolarmente difficile (vengono soffiati e modellati a mano e poi assemblati a caldo) rendono questo calice una spia di lusso, ricchezza e nobiltà.

Fin dalle origini infatti, il tipetto compare sulle tavole di rappresentanza nelle occasioni più importanti: presso le grandi corti nobiliari, sfoggiare calici di questa complessità è sinonimo di opulenza e larghe possibilità. Caterina De Medici (1519-1589), moglie del re di Francia Enrico II di Valois, introduce nella corte monarchica francese l’uso dei tipetti veneziani, determinandone la loro fortuna anche fuori dalla penisola.

I tipetti sono dunque un linguaggio, tipico delle corti italiane, dove i proprietari mostrano indirettamente la loro ricchezza e nobiltà ai loro ospiti. Chi può permettersi tale lusso anche in un oggetto di vita quotidiana come un bicchiere, ha chiaramente un patrimonio e un potere da tenere in considerazione.

In questo senso, tutta la funzionalità diretta del calice scompare, a favore di un significato meno diretto e più simbolico. Il bicchiere in quanto tale diventa quasi impossibile da utilizzare, si trasforma in una finissima scultura che lancia un messaggio sociale ben preciso.


“Perdersi in un bicchier d’acqua”: Fabrizio Plessi a Murano

Oggi bicchieri e calici di questo tipo sono soprattutto oggetti per collezionisti ed appassionati. Ma il concetto del bicchiere-scultura, e in generale la declinazione artistica e creativa di questo oggetto, permangono ancora oggi e si realizzano in prodotti estremamente interessanti.

E’ il caso della mostra di Fabrizio Plessi “Perdersi in un bicchier d’acqua”, che sarà aperta dal 21 novembre al 21 giugno 2026 nella Sala dell’Acqua del Palazzo Barovier & Toso.

Fabrizio Plessi, uno dei più importanti maestri della videoarte, da sempre esplora i temi della fluidità, dell’acqua e delle superfici liquide. In questa mostra si avvicina al mondo del vetro, reinterpretando la forma del bicchiere, da qui la scelta divertita del titolo dell’esposizione.

L’artista gioca con la forma esemplare di bottiglie e bicchieri, realizzandoli in chiave del tutto scultorea. La funzionalità del bicchiere si perde completamente a favore di una lettura del tutto concettuale delle fluidità del vetro e dell’acqua. Il movimento liquido infatti è solidificato in una forma dinamica fatta di vetro azzurro, in un gioco complesso di trasparenze, luci e sovrapposizioni. Il tutto viene inserito in un ambiente immersivo con suoni e immagini d’acqua, cifra stilistica di Fabrizio Plessi.

Dopo molti anni di sperimentazioni con altri materiali come legno e pietra, oltre all’utilizzo di nuove tecnologie in modo avanguardistico, Plessi impiega per la prima volta il vetro nella sua arte. Si tratta di un percorso personale dove l’artista si avvicina a questo materiale superando alcune diffidenze emotive. Al termine dell’esposizione, a segnare la cifra soggettiva di questo lavoro, vi è un’installazione che Plessi stesso definisce come proprio autoritratto.


Tra presente e passato

Quella del bicchiere è dunque una tradizione che si rinnova, in una ripresa e rielaborazione di elementi del passato che diventano innovative chiavi di lettura per il presente e il futuro.

Ciò che rimane è la certezza di avere davanti un oggetto tutt’altro che banale, che da elemento di vita quotidiana diventa un pezzo d’arte e fornisce l’occasione di elaborare in modo creativo concetti sia sociali che personali.

 

Editor and Communication Manager: Serena Andreucci
Content Writer and Translator:  Giuditta Fornasari
Tipetto veneziano con stelo iconico e incisioni floreali
Proposta di Fabrizio Plessi

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