MURANO GLASS GALLERY FRANCO SCHIAVON

Lavorazione

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Le Tecniche di Lavorazione, la Magia del Vetro

La Lavorazione del Vetro può essere fatta con svariate tecniche, ognuna delle quali porta risultati differenti in base alla scelte del Maestro Vetraio. Ecco di seguito la descrizione di alcune di esse.

Avventurina
Vetro translucido spruzzato di particelle con ossidi metallici brillanti, per ottenere un’imitazione del quarzo avventurina. Il vetro veneziano viene fatto con particelle metalliche di rame create con una reazione chimica inserendo nel “bolo” ossido di rame.

Pasta vitrea chiamata in questo modo perché la sua realizzazione è così difficile e incerta da ritenersi “un’avventura”. Nell’avventurina, grazie a un processo lungo e delicato, si formano all’interno della massa vitrea minuscoli cristalli di rame, che possono essere bruni o verdastri.

L’avventurina è un tipo di vetro, il più prezioso di tutta la storia del vetro di Murano che risale alla prima metà del XVII secolo. Il nome stesso deriva dal termine “ventura”, a ricordare come la sua invenzione fosse inizialmente dovuta al caso e a sottolineare le difficoltà che persino i maestri più abili incontravano durante la sua lavorazione. La storia racconta che un vetraio, intento a fondere insieme la varie componenti del vetro, per un qualche contrattempo abbandonò la fusione facendo fallire così l’operazione, e che si dovette aspettare un’intera settimana per il completo raffreddamento dei paioli e di tutto il forno; con grande stupore, poi, spaccando i paioli, il vetraio stesso trovò una materia meravigliosa. La prima ricetta che insegna a fare l’avventurina risale al 1644, si dovette però aspettare il 1860 per conoscere il segreto per soffiare l’avventurina. L’avventurina è un tipo di vetro nel quale sono inglobati piccolissimi cristalli di rame (precipitato durante il raffreddamento del fuso) che si disperdono in modo omogeneo dando al materiale una lucentezza metallica. Per far sì che la produzione dell’avventurina dia risultati positivi bisogna aggiungere, conclusa la fusione e in più riprese, giuste quantità di materie prime riducenti come battitura di ferro, silicio metallico e carbone, fino a che il rame non sia precipitato. Durante il ciclo di raffreddamento, della durata di alcune ore, si verifica la lenta e quasi completa separazione del rame dal vetro di base. La qualità di questo vetro dipende dal grado di uniformità con il quale si distribuiscono i cristalli di rame e dalle loro dimensioni, che in alcuni casi possono raggiungere il millimetro. L’avventurina viene estratta in blocchi dal forno, già raffreddato, e la sua rifusione può pregiudicare il suo caratteristico aspetto. Viene tagliata a freddo come fosse pietra dura e la sua lavorazione a caldo richiede particolari accorgimenti. La preparazione dell’avventurina è un’operazione lenta e assai delicata; nel corso dei secoli è sempre stata segreto di pochi abili tecnici compositori. 

Battuto
Consiste nel levigare la superficie “battendola” su una mola a freddo ottenendo una serie di “bolli” di varie forme dando all’oggetto l’apparenza di essere stato battuto come il ferro.

Calcedonio
Vetro ottenuto mescolando metalli di colore diverso per imitare le pietre come l’agata, il calcedonio, l’onice, la malachite e il lapislazzuli. Questo tipo di lavorazione fu creato a Venezia nel tardo XV secolo. Tecnica riscoperta da Lorenzo Radi verso la fine dell’ottocento

Canna
Vetro realizzato utilizzando cannette di vetro rotonde o piatte e multicolori accostate o sovrapposte e poi fuse e soffiate. L’oggetto ottenuto risulta di grande effetto cromatico e decorativo.

Cristallo
Designa un tipo di vetro molto trasparente e rifrangente, ottenuto con l’impiego di silicato di piombo. Viene anche chiamato “vetro al piombo” e fu perfezionato inghilterra in Francia e in Boemia (fabbricato con silice, calcio e potassio), verso la fine del XVII secolo. Per estensione e’ chiamato “cristallo” qualsiasi vetro puro e trasparente, famoso quello di Veneziano.

Filigrana
Una delle tecniche più antiche in uso gia’ nel XVI secolo. Si ottiene ponendo, su una lastra metallica, delle canne in vetro trasparente con all’interno un’anima colorata, scaldandola fino al raggiungimento del punto di fusione e quindi si fa rotolare su un oggetto di forma cilindrica a cui aderisce. La quasi totalita’ delle vetrerie veneziane fanno uso di detta tecnica. Negli anni ’50 e ’60 Archimede Seguso realizza degli oggetti in filigrana adottando una particolare tecnica di preparazione e molatura delle canne vitree.

Foglia d’oro o d’argento
Sottilissima lamina d’oro puro, di norma nelle dimensioni di cm. 8×8 a 24 carati, che viene “raccolto” dal vetro ancora allo stato pastoso nella fase iniziale di lavorazione. L’oro può essere poi ricoperto da un ulteriore strato vitreo trasparente. Se il vetro viene soffiato la “foglia” d’oro si frantuma in un suggestivo effetto di “pulviscolo aurato”. Dal XIX secolo si usa anche la foglia argentea, la quale deve essere “incamiciata” con altro strato di vetro onde evitare ossidazioni e imbrunimenti antiestetici.

Incalmo
Tecnica veneziana che consiste nel far combaciare perfettamente a caldo due o più elementi di diverso colore per poter ottenere la forma desiderata modellandoli tra loro. Per questo procedimento si necessita di grande abilita’ da parte del maestro. Famosi sono i vasi a doppio incalmo, presentati da Venini alla Biennale del ’62, come il “Cappello del Doge” su disegno di Thomas Stern.

Opaline
Vetro translucido opacizzato mediante ceneri di ossa calcinate e colorato con ossidi metallici in varie tonalita’ di colori. 

Reticello
Tecnica gia’ conosciuta nel XVI secolo; e’ una variante della filigrana, caratterizzata dalla disposizione ad intreccio doppio delle canne usate per la decorazione.

Sommerso
Vetro costituito da uno strato esterno di vario spessore sovrapposto ad uno strato di diverso colore. E’ ottenuto a caldo immergendo il vetro in crogioli di diversi colori. L’oggetto risulta costituito da vari strati di spessore e colore differenti tali, da creare sorprendenti effetti cromatici.

Incamiciato
Tipo di vetro simile al “sommerso”, ma solitamente più sottile composto da due strati di vetro sovrapposti.

Murrina
Tecnica risalente all’epoca romana; caduta in disuso viene ripresa alla meta’ dell’ottocento raggiungendo l’apice nei primi ‘900 con gli oggetti degli Artisti Barovier. La tecnica di realizzazione consiste nella preparazione di un fascio di canne in vetro multicolore disposte in modo da ottenere il disegno prestabilito, quindi si procede alla fusione ed in seguito al taglio in piccoli dischi. Gli stessi vengono posti su una piastra metallica per ottenere il disegno voluto, riscaldati e quindi fatti aderire su un manufatto di forma cilindrica attaccato alla canna da soffio.

Zanfirico
Tecnica simile a quella della “murrina”. Si ottiene unendo un fascio di canne di vari colori e si riscalda fino alla fusione; successivamente si attaccano due canne all’estremita’ del fuso e vengono tirate e fatte roteare formando una spirale. Lo zanfirico e’ il termine moderno usato a Veneziano per chiamare il vetro a “retorti”.


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